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Primavera di colori, la Valle dell’Orchidee di Sassano è tappa obbligata

La Valle delle Orchidee è uno dei percorsi naturalistici più interessanti della Regione Campania, fiore all’occhiello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, meta obbligata di quanti si interessano di natura. Siamo a Sassano, cittadina valdianese immersa nella tranquillità e nella natura.

Tra erbaneti, pascoli, praterie, pendii erbosi e boschi fioriscono ben 184 entità orchidee selvatiche, tra specie, sottospecie, varietà ed ibridi. Durante tutto l’anno, visite guidate, manifestazioni, convegni, appuntamenti gastronomici accolgono scuole, visitatori, appassionati, studiosi, cultori della materia e tutti coloro che scelgono la natura come primo soggetto per “la qualità del vivere“.

Il periodo migliore per visitare la Valle delle Orchidee va da Aprile a Maggio, quando le fioriture sono numerose. La Valle dista circa 80 minuti dal Villaggio delle Sirene.

Per informazioni: http://www.valledelleorchidee.it/

Castellabate: il museo d’arte sacra è la tappa perfetta

Scrigno di una storia antica e di un popolo con un forte senso del sacro, il Museo d’Arte Sacra è uno dei fiori all’occhiello di Castellabate, tanto da essere considerato il più importante della Diocesi per valore e quantità di opere d’arte, insieme agli innumerevoli oggetti sacri come statue, arredi e paramenti. Trova spazio nel cuore di Castellabate, nel palazzo della torre Merlata, a pochi passi dalla Basilica Pontificia di Santa Maria de Gulia ed è grazie alla religiosità popolare della comunità locale, se il Museo ha raggiunto un’importanza notevole, quale testimonianza tangibile della fede della gente di Castellabate, che affonda le radici nel monachesimo basiliano e benedettino e si rafforza nella venerazione di Costabile Gentilcore, santo patrono e fondatore della città.

Raccoglie tele, statue, paramenti sacri e argenti dal XVI al XX secolo. Si tratta di opere che provengono dalla parrocchia e dalle cappelle, alcune delle quali non esistenti, e molte delle quali di origine locale. Fino agli anni ’70, Castellabate ha fatto parte della diocesi della Badia della SS Trinità di Cava e per il fatto di essere stata la terra natia di San Costabile, divenuto quarto abate di Cava, ha rivestito una importanza notevole tanto da diventare sede del vicariato diocesano e luogo di svolgimento di sinodi.

Le opere raccolte nel Museo sono arredi sacri, lasciti e donazioni della gente che nutriva una fede profonda e dedicava grande attenzione alla propria chiesa. Senza contare che la cittadina, a partire dal 1600, ha visto un incremento notevole di cappelle di proprietà di famiglie nobili. Volumi antichi del XVIII secolo e pergamene del 1600, ritratti dei canonici, oggetti utilizzati per la penitenza e la mortificazione corporale.

Il pezzo più importante, caro alla comunità di Castellabate, è lo stendardo di San Costabile, legato ad un miracolo del Santo. Nel libro di di Don Faustino Mostardi “San Costabile Gentilcore” si legge che dopo il colera del 1884 i fedeli di Castellabate ordinarono la confezione di un grande e ricco stendardo di seta con 100 stelle d’oro e l’effige del santo ricamata in oro, in onore di san Costabile. Un lavoro prezioso che venne eseguito dall’Orfanotrofio di Napoli diretto dalle suore di carità. Quando gli incaricati di estinguere il debito, di 700 lire, giunsero a Napoli, vennero avvertiti che il conto era già stato saldato da un uomo “in veste da monaco”.

Una storia che a Castellabate si racconta con orgoglio anche oggi, mentre ci si insinua nelle sale del museo che si sviluppano su due piani. Al primo piano, all’interno di due vetrine, si trovano alcune delle opere di maggior pregio esposte: argenti tra i quali calici, candelieri, ostensori e un turibolo a navetta. Il calice più antico è datato 1586, gli altri di pregevole fattura e finemente lavorati sono stati realizzati il XVII e XVIII secolo.

Prezioso anche il presepe. I pastori fanno parte di una collezione che comprende 110 figure: Gesù bambino, il bue e l’asino in legno sono del 1600, gli altri personaggi sono del ‘700 e dell’800 napoletano. Importanti anche le tele che provengono da cappelle private donate alla chiesa madre. Un viaggio nella storia e nella fede da non perdere. Fondato nel 2005 dal sogno di monsignor Alfonso Maria Farina che raccolse, custodì e fece restaurare molte delle opere sacre presenti nel museo.

Castellabate dista un’ora circa in auto dal Villaggio delle Sirene. Informazioni e contatti per visitare il museo: 0974-967005

San Severino di Centola, l’edera e i ricordi difendono il borgo abbandonato

Le costruzioni più antiche di San Severino di Centola riportano il visitatore fino ai tempi dell’Alto Medioevo, attestandosi intorno al VII secolo. La maggior parte degli edifici restanti è invece da collocare intorno all’anno 1000. Nome e fondazione del borgo sono legati alla famiglia Sanseverino, che lo detenne fino al XV secolo: si trattava della più ricca del Principato di Salerno e “una delle più illustri casate storiche italiane, la prima delle sette Grandi Case del Regno di Napoli”, che “arrivò a dominare su più di 300 feudi, 40 contee, 9 marchesati, 12 ducati e 10 principati tra Calabria, Campania, Basilicata e Puglia”.

Il borgo si arrampica tra due grossi speroni rocciosi sopra la forra chiamata “gola del diavolo” e scavata dal fiume Mingardo tra i pendii di una splendida vallata verdeggiante e silenziosa. Qui ebbe inizio la lunga storia del borgo, nell’allora principato longobardo di Salerno (VII secolo), con l’arrivo di mercenari bulgari guidati dal principe Aztek. L’origine della fortificazione medievale è attribuita al cavaliere normanno Turgisio, da cui discende anche la famiglia San Severino.

Il paese abbandonato è visitabile. Dista dal Villaggio delle Sirene circa 15 minuti in auto. Apri la mappa

L’antico monastero di San Giovanni a Piro seguendo le tracce dei monaci basiliani

L’abbadia di San Giovanni Battista è uno dei più importanti monasteri del monachesimo greco nell’Italia meridionale. Qui ebbero origine le vicende che portarono alla nascita del casale di San Giovanni a Piro (480 m s.l.m.). Nel X secolo monaci italo-greci di rito bizantino, detti anche basiliani perché ispirati alla regola di San Basilio Magno, si insediarono nel territorio del monte Bulgheria. Segni della loro presenza sono evidenti nelle grotte degli Eremiti e del Ceraseto poco lontane dall’insediamento monastico che fondarono nel 990. Una leggenda vuole che dalla chiesa i monaci raggiungessero la grotta del Ceraseto attraverso un passaggio sotterraneo per sfuggire agli attacchi dei pirati che riuscivano ad avvistare prontamente dalla vicina torre merlata.

Il cenobio fu diretto da illustri personalità come il cardinale Bessarione che chiamò come procuratore, per la direzione e l’amministrazione dell’ente, il celebre umanista Teodoro Gaza di Tessalonica. L’abbadia diventò, così, culla di cultura ed assunse un ruolo fondamentale dal punto di vista religioso, economico e civile per le comunità vicine, con possedimenti che arrivavano fino in Calabria. Intorno ad essa crebbe il villaggio di San Giovanni a Piro, traendone anche il toponimo. “Ab Epiro” indicherebbe, infatti, la provenienza dei monaci dall’Epiro. L’annessione del monastero, nel 1587, alla Cappella Sistina di Santa Maria Maggiore di Roma (detta anche del Santo Presepe) ed il passaggio, alla fine del 1600, della sua giurisdizione ai vescovi della diocesi di Policastro ne determinarono il lento declino.

Come raggiungerlo

Per raggiungere San Giovanni a Piro dal Villaggio delle Sirene è molto semplice. Occorre raggiungere il porto di Marina di Camerota e proseguire seguendo le indicazioni per Lentiscosa. Dalla frazione collinare del Comune di Camerota, San Giovanni a Piro dista 5 minuti. L’automobile è il mezzo consigliato.

Cilento, Capelli di Venere: l’oasi di muschi e cascate che incanta i turisti

La meraviglia della natura in un lavoro di secoli, durante i quali l’acqua scava la roccia, trasforma il territorio, si insinua nella vegetazione per poi dare luogo a spettacoli unici: uno scroscio potente che dimostra come l’ambiente sappia ancora proteggersi. E’ questo che fa dei Capelli di Venere una delle cascate più suggestive del Cilento: si crea dalle acque del Rio Bussentino, un affluente del fiume Bussento, quest’ultimo segue un incredibile percorso sotterraneo fino a risorgere nelle grotte di Morigerati.

Siamo nel cuore verde del Parco nazionale del Cilento, in un’area sotto il patrimonio mondiale dell’Unesco. Così verde da togliere il fiato: per arrivarci basta raggiungere Casaletto Spartano, borgo dell’entroterra del golfo di Policastro e fermarsi in una piazzola che ospita una fontana d’acqua, ad un chilometro dal centro abitato. Tra scale e passerelle di legno si arriva alle cascate, nascoste tra gli alberi, che prendono il nome dalla rigogliosa crescita della pianta Capelvenere. Intensi i riflessi dorati in alcuni momenti della giornata, quando il sole colpisce coi suoi raggi l’acqua.

Come raggiungere le Cascate

Casaletto Spartano dista circa 50 chilometri dal Villaggio delle Sirene. Il modo più veloce per raggiungere il borgo e le cascate, è sicuramente in auto. Il viaggio sarà della durata di circa un’ora.

Info e prenotazioni

Per prenotazioni comitive e tettoie in legno contattare i seguenti recapiti i responsabili al 0973374285 int. 6 oppure al 3398369036. C’è anche un indirizzo mail a disposizione dei visitatori: vigilanza@comune.casalettospartano.sa.it. L’Oasi è fruibile dall’1 aprile al 30 ottobre.

 

La biodiversità del Cilento nelle grotte oasi Wwf di Morigerati

L’oasi occupa 607 ettari di natura incontaminata e selvaggia che il Cilento svela verso Sud, nell’entroterra del golfo di Policastro: almeno dieci chilometri di distanza dai borghi di Caselle in Pittari e Sicilì, venti chilometri dal mare, ricordano perché il paese che la ospita si chiama Morigerati.

Un fenomeno carsico secondo in Europa per importanza, una stazione di muschi prima nel Meridione d’Italia, che vanta un record: centinaia di sfumature di verde la rendono il gioiello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Basterebbe questo per descriverla ma c’è dell’altro. L’Oasi Wwf di Morigerati, con la sua natura selvaggia e la sua ricchezza geologica, per un gruppo di giovani sono un eden da trasformare in un luogo di ritiro per gli amanti della vita e dei ritmi lenti.

Il percorso per raggiungerla dal centro abitato si srotola per 900 metri lungo un’antica mulattiera in pietra, incantevole. Giù a valle c’è il fiume Bussento, protagonista di quest’area, perché riaffiora nella grotta a Morigerati, dopo essere scomparso per sei chilometri nelle viscere della terra a Caselle in Pittari.

Dopo una serie di tornanti ecco il primo scorcio felice: un antico mulino in pietra costruito nel 1700 e attualmente funzionante, restaurato da falegnami del posto con assoluta meticolosità.

Un altro punto di particolare spettacolarità è dato dalla grotta del Bussento, tempio imponente di bellezza al quale si accede attraverso un portale di pietra e un percorso attrezzato in legno che permette l’affaccio per godere dello spettacolo unico e incredibile che crea la natura.

• Informazioni utili

Morigerati dista da Marina di Camerota, e quindi dal Villaggio delle Sirene, circa 45 minuti in auto. Qui trovi tutte le informazioni utili per prenotare e magari anche per visitare il centro storico di Morigerati – paese albergo: https://www.grottedimorigerati.it/

Cala Bianca, spiaggia più bella d’Italia. Come raggiungerla

Cala Bianca è selvaggia, immacolata, silenziosa. La spiaggia, incastonata nell’area marina protetta ‘Costa degli Infreschi e della Masseta’, è stata insignita, nel 2013, del riconoscimento di ‘Più bella d’Italia’. Il premio, consegnato da Legambiente, è un vessillo che continua a sventolare su Camerota.

Il suo nome deriva al colore dei sassi e dal fatto che, secondo quanto si racconta, quando i pescatori non avevano la possibilità di attrezzare le imbarcazioni e i gozzi con mezzi tecnologici, utilizzavano la baia, illuminata dalla luna con la luce che rifletteva appunto sui sassi bianchi, come punto di riferimento.

La spiaggia è abbracciata dalla baia del Pozzallo, che ospita la spiaggia e la grotta omonima. E’ raggiungibile a piedi, seguendo un percorso trekking non proprio semplice ma nemmeno impossibile. E’ consigliato servirsi di attrezzatura idonea e di seguire i consigli degli esperti. Oppure, come sono soliti fare la maggior parte dei visitatori, con l’ausilio di imbarcazioni.

I barcaioli di Marina di Camerota, infatti, tutte le mattine, da metà maggio a ottobre, accompagnano i turisti alla scoperta dell’area marina protetta. La spiaggia di Cala Bianca, protetta da particolari vincoli ambientali, non può essere raggiunta direttamente dalle prue delle barche ma sicuramente sarà piacevole tuffarsi in mare a poche decine di metri dalla riva e scoprirla anche in questo modo.

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Spiaggia Calanca

Porto Marina di Camerota