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A Camerota è possibile visitare due grotte preistoriche affacciate sul mare

La Grotta della Serratura (o Grotta della Chiave) è stata generata dal processo carsico. Favorito dalla presenza di una importante faglia con direzione NE-SW. Si trova lungo la costa di Marina di Camerota, poco più a sud. Prima di raggiungerla, però, si ha la posibilità di ammirare la splendida Grotta della Cala

Grotta della Serratura

Nel Pleistocene superiore e nell’Olocene sono documentati profondi mutamenti. In conseguenza delle variazioni eustatiche del livello del mare. Alta e lontana dal mare durante le pulsazioni regressive, nei momenti più caldi la grotta veniva invasa dalle acque.
E l’attuale spianata diventava una profonda baia interna. Fori di litodomi e i solchi di battente all’interno della grotta indicano un livello marino a + 10 m, riferito alla trasgressione tirreniana.

Successivi movimenti tettonici hanno basculato queste linee di circa 20 gradi verso Est. La serie stratigrafica originaria si è conservata quasi integralmente solo sul fondo della grotta. Mentre all’ingresso restano lembi di sedimenti cementati. Essi ampiamente erosi dal mare in trasgressione, che sono ancora oggetto di studi.

Lembi di deposito eroso sono visibili a luoghi anche sulle pareti.

Grotta della Cala

Il territorio del Comune di Camerota ospita un numero notevole di cavità, marine, subacquee e terrestri. Molto spesso esse si trovano in aree di notevole interesse naturalistico. E anche con straordinari paesaggi carichi di suggestione, storia e di bellezza. La Grotta della Cala, ad esempio, si apre a pochi metri dal mare. La pianta della caverna ha una forma a clessidra ed è composta da una prima grotta più esterna e da un seconda grotta, collegati da strozzatura. C’è anche una grotta più interna non visitabile.

Le testimonianze archeologiche trovate nella Grotta della Cala sono importantissime, indicano la presenza di alcuni gruppi di uomini di Neandertal nel Paleolitico medio, ed un più sistematico utilizzo della grotta da parte dell’Homo sapiens succedutisi nel tempo, fra 30 mila e 10 mila anni or sono, con una interruzione (fra 24 mila e 16 mila anni fa, in corrispondenza dell’ultimo periodo di massimo raffreddamento climatico.

Informazioni

Entrambe le grotte sono visitabili. Per informazioni occorre recarsi all’ufficio turistico La Perla Del Cilento ubicato in località Porto a Marina di Camerota.

A Camerota il museo della terracotta campana

Il M.U.T.R.A.C. espone centinaia di riggiole della tradizione campana, circa 600, datate tra il ‘600 e i primi del ‘900, che colorano le pareti della Fondazione e risaltano per le geometrie tipiche dello stile napoletano.

Vere e proprie opere d’arte sopravvissute al tempo, molte perfettamente conservate, e diverse l’una dall’altra: pezzi unici e irripetibili delle maestranze napoletane e vietresi. Il museo ospita anche diversi manufatti in terracotta di uso mercantile, come gli orci del ‘600, fondamentali nel trasporto e nella conservazione del vino e dell’olio, quest’ultimo fonte primaria di economia per le antiche famiglie del nostro territorio; le giare dei secoli successivi disposte lungo il percorso espositivo rievocano le antiche tradizioni del popolo cilentano, raccontano in una lingua muta le fatiche di civiltà appartenute ad un altro tempo, che nei secoli hanno usato i recipienti per conservare i propri prodotti, o più semplicemente per trasportare l’acqua dal pozzo fino alle proprie abitazioni; la terracotta racconta una storia che vale la pena ricordare perché ci è appartenuta e continua ad essere nostra.

INGRESSO LIBERO
+39 347 043 97 70

ORARI
Giugno Settembre
Aperto tutti i giorni dalle 10:00 – 13:00 / 17.00 – 20.00

Via degli Emigranti, 7 – Camerota capoluogo

Camerota, il museo degli Infreschi ti accompagna alla scoperta dell’area marina protetta

Il naming richiama la famosa Costa degli Infreschi e il logo ne esalta le sue caratteristiche: i tonni e l’antica tonnara, la Bandiera Blu del meraviglioso mare di Camerota, la presenza di specie in via d’estinzione, come le tartarughe Caretta Caretta e la Pinna Nobilis, il richiamo alla storia del luogo con la Torre Costiera.

Il Museo sorge sul porto di Marina di Camerota e offre una panoramica storico-scientifica sulla flora e la fauna della Costa e sulle tradizioni secolari della popolazione, tutte raccolte attorno alla nobile arte della pesca, sottolineando il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità.

Per info e prenotazioni rivolgersi all’ufficio Turistico La Perla del Cilento.

 

Camerota, il borgo medievale dei vasai

La bottega di Pompeo Cammarano è uno scrigno di sogni dove vengono partorite creazioni d’ogni forma e bellezza. Lui ha 59 anni ed è uno degli ultimi maestri della terracotta giù in Cilento. Passeggiando per le strade del borgo medievale di Camerota, ci si imbatte nel laboratorio di Pompeo, nel quale si tramanda da generazioni l’arte della lavorazione dell’argilla che affonda le sue radici nell’Antica Grecia. Si ha così la possibilità di ammirare «u’ cunzàro» (il vasaio) a lavoro e di acquistare oggetti unici nel loro genere. «Ero molto piccolo quando lasciavo tutto e da casa scappavo nello stanzino di mio nonno dove restavo ore ad osservarlo mentre lavorava l’argilla – racconta Pompeo -. Questo è un mestiere molto antico, a Camerota siamo rimasti in due. Vuoi sapere dopo cosa succederà? Nulla, scompare perchè nessuno vuole imparare».

Pompeo ha insegnato quest’arte ai detenuti della casa circondariale di Vallo della Lucania. E’ stato per tre anni insieme a loro. «Dopo un corso intenso e ore di lezioni, c’erano tanti che lo facevano giusto perchè dovevano ma non per piacere – ricorda Pompeo – io che faccio questo mestiere da più di 40 anni ormai, riesco a riconoscere chi davvero vuole apprendere e infatti le mani di un ragazzo mi colpirono molto. Capii subito le tecniche e, appena scontata la pena, uscii dalla cella e mi telefonò. “Voglio imparare, voglio comprare un tornio” mi disse».

I torni sono quegli aggeggi dove prendono forma le creazioni. «Prima erano a pedali, ora invece sono elettrici» spiega il maestro. Sono cambiate tante cose, forse troppe. Gli occhi di Pompeo fanno trapelare nostalgia e, nonostante gli anni, si percepisce la forte voglia di combattere per non far morire quest’arte. «Sono pronto ad insegnare le tecniche ai giovani, venite in bottega, non scappate all’estero, anche qui c’è da fare, guardatevi intorno e riprendete in mano i vecchi mestieri, possono regalarvi il futuro». E l’appello di Pompeo lo ha catturato una giovane ragazza di Pisciotta, lei che si reca in bottega a «rubare» i consigli del maestro.

A Camerota, grazie anche alla terracotta, un’altra forma di turismo è possibile. Non solo mare, dunque. «Gli stranieri che visitano la mia bottega restano sbalorditi – racconta ancora Pompeo – austriaci, tedeschi, svizzeri, francesi, vogliono tutti adoperare il tornio e toccare l’argilla fresca. Pensa che una coppia tornerà in vacanza a Camerota per ritirare due lavoretti che hanno fatto al tornio l’estate scorsa insieme a me, io poi li ho infornati e glieli ho conservati. Mi hanno telefonato più volte».

Prima l’argilla si trovava in grandi quantità a pochi chilometri dalla bottega di Pompeo. «Andavano a cercarla in località Prato, scavavano 7-8 metri e tiravano fuori quella buona. Ora invece la compriamo a Salerno perchè qui non c’è nessuno che vuole andarla a prendere. Qualcosa la creo ancora con l’argilla locale, però questa viene da Sant’Iconio, vicino Sant’Antonio» spiega.

Dal laboratorio si fa presto ad arrivare al suo negozio. Il punto vendita affaccia su piazza San Vito, all’ingresso del paese. Gli scaffali sono pieni di opere bellissime. Pompeo spiega ai visitatori i vari usi che possono essere fatti con quella brocca, oppure con quella «quartuccia». Ci sono contenitori per l’olio, per il vino, posaceneri, vasi, brocche di ogni dimensione, ma anche presepi, animaletti e ceramiche decorate stile vietrese. La moglie di Pompeo, Antonia, è colei che da’ vita e colori alle creazioni. Mano ferma e tempere diverse. Mischia, bagna con l’acqua, sfuma. E’ lei che completa le bellezze pensate dal marito. L’arte di Pompeo è un qualcosa da valorizzare, da far conoscere ma soprattutto da continuare a tramandare. Camerota e il Cilento non possono permettersi di perdere un patrimonio così grande.

Roccagloriosa custodisce gli antichi tesori dei lucani: l’Antiquarium e gli scavi sono poesia

Custodisce numerosi reperti archeologici lucani risalenti al IV e al III sec. a.C., rinvenuti nel territorio comunale di Roccagloriosa, nell’area abitativa del «Complesso Centrale» e nella necropoli monumentale. Le più antiche testimonianze di una prima frequentazione del sito risalgono già al II° millennio a.C., ma un vero e proprio insediamento comincia a formarsi solo a partire dal V sec. a.C., sulla cd. cresta dei Capitanali, conoscendo poi un significativo sviluppo in età lucana tra il IV e il III sec. a.C.. Periodo al quale risalgono l’abitato e la poderosa cinta muraria in calcare che circonda il pianoro per 1,2 km, all’esterno della quale si estendeva l’area delle necropoli.

Il museo ospita i reperti rinvenuti durante diverse campagne di scavo all’interno dell’abitato e delle necropoli che testimoniano la vita del sito fino in età tardo imperiale e medievale. A Roccagloriosa rivive il mito della Principessa Fistelia che si “muove”, nell’Antiquarium inferiore, tra le teche che contengono gli oggetti utilizzati in vita presentando ai visitatori i suoi gioielli di finissima fattura. Nell’Antiquarium superiore sono i suoni della bottega e la voce di un maestro vasaio a evocare quel popolo. Completata la visita ai due musei, è possibile raggiungere l’area degli scavi e delle tombe mediante una breve passeggiata su un comodo sentiero.

Informazioni e prenotazioni: Pro Loco di Roccagloriosa 3492201533 – 3294453319 – Periodo estivo: tutti giorni 17:30-20:30

Museo Vivo del Mare: a Pioppi un viaggio tra le biodiversità del Cilento

Ospitato presso il Castello Vinciprova di Pioppi, il Museo Vivo del Mare è stato aperto al pubblico nel 1996 ed ospita al suo interno circa 100 specie marine in una serie di vasche distribuite in tre sale. Ciascuna di esse ripropone, pertanto, un tipico habitat costiero del Cilento, una delle aree italiane di inestimabile bellezza e di maggior pregio ambientale, in cui è possibile immergersi visitando il MuSea ed i suoi abitanti marini. Numerosi gli eventi che la direzione offre durante l’anno, con una programmazione rivolta alle scuole per il periodo primaverile ed autunnale e ai tanti turisti che lo frequentano durante l’estate.

Il Museo, da marzo 2013, è gestito da Legambiente, in collaborazione con l’Associazione Mare Nostrum e il Comune di Pollica.

Museo Vivo del Mare

Via Caracciolo, 192 – Pollica (Salerno) Tel./Fax: 0974905059 – info@museovivodelmare.it

Per raggiungere il Museo Vivo del Mare dal Villaggio delle Sirene, impiegherai circa un’ora con l’auto.

La casa museo di Josè Ortega a Bosco è un regalo che devi farti

Il Museo “Casa Ortega” di Bosco, a San Giovanni a Piro, è stato per alcuni anni la dimora dell’artista José García Ortega (1921-1990), pittore e scultore spagnolo, militante antifranchista, a lungo in esilio in Europa, soprattutto in Francia e in Italia.

Ortega giunse a Bosco nel 1980, anno del suo secondo soggiorno italiano – nel 1973 era già stato a Matera, dove aveva realizzato importanti cicli pittorici, come “Morte e nascita degli innocenti” –, e qui, in un luogo che gli ricordava la sua Spagna, acquistò una casa che riempì della propria arte.

Un ambiente risplendente ancora oggi della bellezza disseminata ovunque dal “pintor de La Mancha”, per il quale il grande poeta Rafael Alberti coniò il neologismo “ortegano”, in riferimento alle vessazioni subite dai contadini spagnoli dell’epoca.

Sto bene con voi, scrisse il pittore realista ispanico rivolgendosi agli abitanti di Bosco, perché qui ho trovato un’angoscia e una miseria che sono quelle della mia gente. Qui ho ritrovato i colori della mia terra. Qui mi sono fermato perché la pelle dei braccianti, come quella dei contadini spagnoli, è secca e scura. Murales in maioliche, ceramiche decorate, dipinti, sculture. Una casa-laboratorio da cui l’artista sembra essersi assentato solo per un momento. Giusto il tempo di guardare fuori e di prendere ispirazione da quest’angolo di Mancha in terra di Cilento.


La Casa museo di Ortega dista da Marina di Camerota e dal Villaggio delle Sirene, circa 20 minuti in auto

Primavera di colori, la Valle dell’Orchidee di Sassano è tappa obbligata

La Valle delle Orchidee è uno dei percorsi naturalistici più interessanti della Regione Campania, fiore all’occhiello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, meta obbligata di quanti si interessano di natura. Siamo a Sassano, cittadina valdianese immersa nella tranquillità e nella natura.

Tra erbaneti, pascoli, praterie, pendii erbosi e boschi fioriscono ben 184 entità orchidee selvatiche, tra specie, sottospecie, varietà ed ibridi. Durante tutto l’anno, visite guidate, manifestazioni, convegni, appuntamenti gastronomici accolgono scuole, visitatori, appassionati, studiosi, cultori della materia e tutti coloro che scelgono la natura come primo soggetto per “la qualità del vivere“.

Il periodo migliore per visitare la Valle delle Orchidee va da Aprile a Maggio, quando le fioriture sono numerose. La Valle dista circa 80 minuti dal Villaggio delle Sirene.

Per informazioni: http://www.valledelleorchidee.it/

Castellabate: il museo d’arte sacra è la tappa perfetta

Scrigno di una storia antica e di un popolo con un forte senso del sacro, il Museo d’Arte Sacra è uno dei fiori all’occhiello di Castellabate, tanto da essere considerato il più importante della Diocesi per valore e quantità di opere d’arte, insieme agli innumerevoli oggetti sacri come statue, arredi e paramenti. Trova spazio nel cuore di Castellabate, nel palazzo della torre Merlata, a pochi passi dalla Basilica Pontificia di Santa Maria de Gulia ed è grazie alla religiosità popolare della comunità locale, se il Museo ha raggiunto un’importanza notevole, quale testimonianza tangibile della fede della gente di Castellabate, che affonda le radici nel monachesimo basiliano e benedettino e si rafforza nella venerazione di Costabile Gentilcore, santo patrono e fondatore della città.

Raccoglie tele, statue, paramenti sacri e argenti dal XVI al XX secolo. Si tratta di opere che provengono dalla parrocchia e dalle cappelle, alcune delle quali non esistenti, e molte delle quali di origine locale. Fino agli anni ’70, Castellabate ha fatto parte della diocesi della Badia della SS Trinità di Cava e per il fatto di essere stata la terra natia di San Costabile, divenuto quarto abate di Cava, ha rivestito una importanza notevole tanto da diventare sede del vicariato diocesano e luogo di svolgimento di sinodi.

Le opere raccolte nel Museo sono arredi sacri, lasciti e donazioni della gente che nutriva una fede profonda e dedicava grande attenzione alla propria chiesa. Senza contare che la cittadina, a partire dal 1600, ha visto un incremento notevole di cappelle di proprietà di famiglie nobili. Volumi antichi del XVIII secolo e pergamene del 1600, ritratti dei canonici, oggetti utilizzati per la penitenza e la mortificazione corporale.

Il pezzo più importante, caro alla comunità di Castellabate, è lo stendardo di San Costabile, legato ad un miracolo del Santo. Nel libro di di Don Faustino Mostardi “San Costabile Gentilcore” si legge che dopo il colera del 1884 i fedeli di Castellabate ordinarono la confezione di un grande e ricco stendardo di seta con 100 stelle d’oro e l’effige del santo ricamata in oro, in onore di san Costabile. Un lavoro prezioso che venne eseguito dall’Orfanotrofio di Napoli diretto dalle suore di carità. Quando gli incaricati di estinguere il debito, di 700 lire, giunsero a Napoli, vennero avvertiti che il conto era già stato saldato da un uomo “in veste da monaco”.

Una storia che a Castellabate si racconta con orgoglio anche oggi, mentre ci si insinua nelle sale del museo che si sviluppano su due piani. Al primo piano, all’interno di due vetrine, si trovano alcune delle opere di maggior pregio esposte: argenti tra i quali calici, candelieri, ostensori e un turibolo a navetta. Il calice più antico è datato 1586, gli altri di pregevole fattura e finemente lavorati sono stati realizzati il XVII e XVIII secolo.

Prezioso anche il presepe. I pastori fanno parte di una collezione che comprende 110 figure: Gesù bambino, il bue e l’asino in legno sono del 1600, gli altri personaggi sono del ‘700 e dell’800 napoletano. Importanti anche le tele che provengono da cappelle private donate alla chiesa madre. Un viaggio nella storia e nella fede da non perdere. Fondato nel 2005 dal sogno di monsignor Alfonso Maria Farina che raccolse, custodì e fece restaurare molte delle opere sacre presenti nel museo.

Castellabate dista un’ora circa in auto dal Villaggio delle Sirene. Informazioni e contatti per visitare il museo: 0974-967005

San Severino di Centola, l’edera e i ricordi difendono il borgo abbandonato

Le costruzioni più antiche di San Severino di Centola riportano il visitatore fino ai tempi dell’Alto Medioevo, attestandosi intorno al VII secolo. La maggior parte degli edifici restanti è invece da collocare intorno all’anno 1000. Nome e fondazione del borgo sono legati alla famiglia Sanseverino, che lo detenne fino al XV secolo: si trattava della più ricca del Principato di Salerno e “una delle più illustri casate storiche italiane, la prima delle sette Grandi Case del Regno di Napoli”, che “arrivò a dominare su più di 300 feudi, 40 contee, 9 marchesati, 12 ducati e 10 principati tra Calabria, Campania, Basilicata e Puglia”.

Il borgo si arrampica tra due grossi speroni rocciosi sopra la forra chiamata “gola del diavolo” e scavata dal fiume Mingardo tra i pendii di una splendida vallata verdeggiante e silenziosa. Qui ebbe inizio la lunga storia del borgo, nell’allora principato longobardo di Salerno (VII secolo), con l’arrivo di mercenari bulgari guidati dal principe Aztek. L’origine della fortificazione medievale è attribuita al cavaliere normanno Turgisio, da cui discende anche la famiglia San Severino.

Il paese abbandonato è visitabile. Dista dal Villaggio delle Sirene circa 15 minuti in auto. Apri la mappa

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