San Severino di Centola, l’edera e i ricordi difendono il borgo abbandonato

Le costruzioni più antiche di San Severino di Centola riportano il visitatore fino ai tempi dell’Alto Medioevo, attestandosi intorno al VII secolo. La maggior parte degli edifici restanti è invece da collocare intorno all’anno 1000. Nome e fondazione del borgo sono legati alla famiglia Sanseverino, che lo detenne fino al XV secolo: si trattava della più ricca del Principato di Salerno e “una delle più illustri casate storiche italiane, la prima delle sette Grandi Case del Regno di Napoli”, che “arrivò a dominare su più di 300 feudi, 40 contee, 9 marchesati, 12 ducati e 10 principati tra Calabria, Campania, Basilicata e Puglia”.

Il borgo si arrampica tra due grossi speroni rocciosi sopra la forra chiamata “gola del diavolo” e scavata dal fiume Mingardo tra i pendii di una splendida vallata verdeggiante e silenziosa. Qui ebbe inizio la lunga storia del borgo, nell’allora principato longobardo di Salerno (VII secolo), con l’arrivo di mercenari bulgari guidati dal principe Aztek. L’origine della fortificazione medievale è attribuita al cavaliere normanno Turgisio, da cui discende anche la famiglia San Severino.

Il paese abbandonato è visitabile. Dista dal Villaggio delle Sirene circa 15 minuti in auto. Apri la mappa

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